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A100 GALLERY è lieta di presentare il solo show L' Attesa di Eva Caridi presso Set Up Contemporary Art Fair a Bologna. 

Il tema l'Attesa, offre lo spunto ad una inedita riflessione sulla condizione umana da parte della scultrice-narratrice greca Eva Caridi in un’apologia contemporanea del desiderio, che insiste sull'equilibrio precario tra esplosione e implosione e si dipana tra pulsione alla vita e morte. L'artista si serve di materiali originari, simboli del primordiale come forme significative e contamina con oggetti di lavoro quotidiani per evocare l'esistenza umana con una visione concettuale. Fil rouge è un tempo spaziale, personale e collettivo, evocato dall’archetipo di Penelope trattato in chiave fenomenologico esistenziale nel contributo scientifico di Bevilacqua Chiara Schaula, psicologa e psicoterapeuta.

 

PENELOPE

“Noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose, non viviamo mai nel presente, ma in attesa del futuro”. (Blaise Pascal)

Già perchè il tempo dell’attesa è il tempo della vita, è tempo interno. Tempo soggettivo che si scandaglia secondo linee privatissime, presentificazione di un diaframma pro-teso, schermo proiettivo, matrice materica continuamente emergente. Il tempo dell’attesa è il tempo che dura, è spazio non completamente saturo, è la somma puntiforme tra l’ora e il non ancora, ponte tra il momento in cui l’atteso si prevede e il tempo in cui esso si dà. Il tempo dell’attesa è intriso del portato emotivo che accompagna l’atto dell’attesa; un prato vivificato di sensazioni, emozioni e pensieri che abitano la coscienza in quel preciso ora-verso. L’attesa è allora il tempo della coscienza, in cui si articolano le percezioni attuali con i pensieri astratti e le immagini del passato; l’attesa diviene quel momento che congiunge il passato, al presente proteso, giacché l’esperienza non è che protentio orientata dalla propria storicità e dall’incessante ethos diveniente. In questa prospettiva il farsi e disfarsi della tela di Penelope non può essere il simulacro di un manierismo afinalistico, un effimero Sisifo che si consuma in una coazione a ripetere, ma esso è strategicamente e teleologicamente orientato. L’attesa di Penelope costruisce una nuova relazione con il mondo, una relazione che oscilla tra passività e azione, movimenti diurni e notturni, tenacia e desiderio, restituendo complessità all’agire umano.

Il movimento di attesa è un movimento che si origina nel proprio intimo, consentendo di accendere le proprie motivazioni per aprirsi verso l’esterno; ecco allora che mano della donna nell’atto quotidiano e umile della tessitura si intinge di coraggio, di speranza e di sacralità, diviene mano vigorosa al pari di quella di Ulisse, l’esploratore mondano. L’attesa di Penelope contiene dunque il canto seducente della fiducia e della speranza inaugurando in tal modo un’etica dell’impegno. Ma ancora la figura di Penolope nell’atto dell’attesa è testimonianza di verità dei fatti; Penelope infatti non nega l’assenza, il vuoto, il dolore della perdita, la fatica del dover difendere sé stessa e il regno, ma al contempo riabilita il tempo dell’attesa non arrendendosi ad un’attesa passiva, che diverrebbe mera resistenza, ma trasformando quest’ultima in un processo virtuoso, solo in questo modo lo spazio dell’attesa può diventare pieno. Lo spazio dell’attesa contiene infatti una preziosa ambiguità: è uno spazio vuoto, ma non è lo spazio del vuoto; è lo spazio che proprio per la sua sostanziale “vacuità” e non completa definizione, consente di vivere l’esperienza di quel quid assente, aprendo l’accesso all’orizzonte simbolico, storicamente consegnato all’ethos maschile. L’attesa diviene simbolo del simbolo, di un qualche cosa che non c’è ma risulta preannunciabile, un ingegnoso assente manifesto dei desiderata, preludio dunque dell’immaginario, anzi si potrebbe dire che il luogo dell’attesa connotato della sua insostanziale natura possa divenire l’essenza stessa dell’immaginazione. L’attesa è medium per l’emersione di un desiderantes. L’attesa è il preludio di un qualcosa di nuovo, è promessa come quella della tradizione biblica o messianica, è il momento che prepara all’atto, è gestazione (non a caso si parla di “attesa”). L’attesa diviene attesa escatologica.

Bevilacqua Chiara Schaula | Psicologa e Psicoterapeuta con formazione fenomenologica-interpersonale, interessata allo studio delle espressioni creativo-artistiche, delle tecniche espressive corporee e della dimensione narrativa dell’identità. Conduce gruppi di scrittura creativa e workshop esperienziali.

A cura di: Nunzia Perrone, Direttrice A100;

Contributo scientifico: Bevilacqua Chiara Schaula, Psicologa e Psicoterapeuta

Design: Alessandro Congedo | Edited: A100 Communication

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